Throughout Europe, the focus is on updating the profession. It would imply necessary deregulation and the use of new technologies.
The lawyer profession is absolutely convinced that it must use the new technologies, and integrate the e-justice programme developed by the European institutions. We have always had to adapt to these modern communication tools. Their purpose is to facilitate exchanges between jurisdictions and lawyers.
However, these tools should not impose their rules for technical imperatives reasons.
As for deregulation, we have witnessed its effects on the financial and commercial world.
We need genuine regulation. It must enable the professionals to practice their profession and provide services to their clients.
The current models for competition lacking any standards do not seem to have been the right choice.
Can we be happy with advertising by American lawyers on TV, promoting their considerable virtues, immeasurable talents and lowest fees ?
Can we accept that canvassing operations are carried out by some lawyers waiting in hospitals to give out their business cards ?
It certainly is not the dignified, renowned and efficient profession we want to promote.
What makes us modern professionals is our professionalism and our values. Our professionalism is provided by our initial training in Law, and then our experience as lawyers.
From my viewpoint, it requires continuous training throughout our professional career. This training, which every lawyer commits to, must become compulsory and outlined in codes of practice.
Through its mutual recognition of continuing formation Charter, the European Bars Federation has set a significant milestone on this path. We must seek proficiency and mobility of lawyers in Europe.
On the other hand, our values are essential. In a world that sometimes lacks moral standards, lawyers’ ethics are the best possible safeguard for clients and Justice. These ethics must meet the highest standards. The issue is not about selecting the lowest common denominator between us, but, on the contrary, to seek the highest in ethics.
This is not the time to lower ethics criteria, whether they concern conflict of interest, professional confidentiality or lawyer’s independence. On the contrary, we must reflect on worldwide ethics. This implies highlighting these principles. Only by following that path can we outline the role and function of the lawyer in the legal and judicial process.
We must also establish in Europe genuine ethics that are directly applicable in the countries of the Union. This code must be compatible with our crucial rules, but also with those laid down by lawyers from other continents in order to enable a real move towards the globalisation of our legal services and of our profession.
Law can help create and classify values.
During the period of growth, globalisation law applicable to economy and finance has developed unrestrained, and only based on competition and consumer legislation.
Nowadays, the globalisation of law as the generator of common values, and subjected to classification, would enable the bringing together of national regulations, with a focus on fundamental rights, social, cultural and – obviously – economic rights.
We are no more in globalisation, but in universality and the re-introduction of Humanism in human and judicial relations.
Lawyers are facing new challenges. They must take them on, not under the grip of fear, but by building up together a common destiny based on our collective identity and joint values.
We are not only utopia.
Michel BENICHOU President of the European Bars Federation
In tutti i paesi d’Europa si avverte l’esigenza di una “modernizzazione” della professione Forense. In questo senso, appare imprescindibile la deregolamentazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie.
Gli avvocati sono certamente consapevoli della necessità di implementare le nuove tecnologie e di integrare il programma E-justice sviluppato dalle istituzioni europee, e si sono sempre adattati alla evoluzione degli strumenti di comunicazione. La loro funzione è, oggi, quella di facilitare la comunicazione e le sinergie tra gli Organi Giurisdizionali e il Ceto Forense.
È necessario, tuttavia, che tali strumenti non impongano le loro regole attraverso la rigidità dei loro requisiti tecnici.
Per ciò che concerne la deregolamentazione, abbiamo avuto modo di riscontrare quali siano i suoi effetti nella sfera finanziaria e commerciale.
Abbiamo bisogno di regole certe, che devono consentire ai professionisti del diritto di esercitare la loro professione e di fornire un servizio migliore ai propri clienti.
I modelli fondati esclusivamente sulla concorrenza e privi di regolamentazione sul piano normativo si sono prevedibilmente rivelati del tutto fallimentari.
E’ assolutamente inconcepibile che i media statunitensi pubblicizzino avvocati e studi professionali decantandone titoli e qualità… al prezzo più basso !
E’ forse possibile anche solo ipotizzare di accettare che un avvocato si offra alla porta di un ospedale distribuendo biglietti da visita ?
La professione di Avvocato, quella a cui pensiamo ed aspiriamo, è altra cosa, lontana anni luce da quei modelli e da certi esempi.
Per noi modernità significa anzitutto rispetto dei valori e della competenza, che nasce con la nostra formazione di giuristi e cresce con la nostra esperienza di avvocati.
E l’esperienza deve accompagnarsi imprescindibilmente alla formazione permanente, naturalmente obbligatoria e normativamente disciplinata, lungo l’arco dell’intera vita professionale.
La Federazione degli Ordini Forensi d’Europa, con la Carta di mutuo riconoscimento della formazione permanente varata a Barcellona nel febbraio scorso, ha segnato un passaggio fondamentale in questa direzione, rimarcando perentoriamente che la competenza e la mobilità degli avvocati rappresentano una assoluta priorità.
Per il resto, la modernità dell’Avvocatura è nei suoi stessi valori. In un mondo che dimentica talvolta ogni morale, la deontologia degli avvocati rappresenta un straordinario fattore di garanzia per i clienti e per l’intero sistema della giurisdizione. La deontologia si deve allineare agli standard più elevati, ed è certamente più importante puntare all’eccellenza dell’etica che alla ricerca, assai spesso solo teorica e quasi araldica, di piccolo denominatore comune tra noi.
E’ assurdo ipotizzare di stravolgere o anche soltanto di rivedere i canoni deontologici in tema di conflitto d’interesse, di segreto professionale, o di l’indipendenza della professione. Al contrario, dobbiamo riflettere sulla necessità, ormai ineludibile, di fondare una sorta di deontologia professionale a livello europeo e mondiale, perché l’affermazione e l’applicazione dei principi fondanti della nostra attività è intuitivamente necessaria per definire il ruolo e la funzione dell’avvocato nel sistema giurisdizionale.
E’ quindi indispensabile che in Europa si pensi, in concreto, a un codice deontologico forense applicabile a tutte le realtà del Continente, ma che rifletta, altresì, per quanto possibile, i principi di base degli ordinamenti professionali degli altri continenti, perché la globalizzazione dei servizi giuridici e della nostra professione non sia soltanto un elegante aforisma.
Il Diritto può contribuire a creare e a gerarchizzare i valori.
La crescita economica ha favorito il radicarsi di un diritto globale con vocazione economica e finanziaria imperniato esclusivamente sui simulacri della concorrenza e del consumo.
La globalizzazione del diritto, e la creazione, quindi, di valori comuni, consentirebbe di adeguare i principi e gli schemi nazionali ai canoni fondamentali del diritto, sociali, culturali, economici, e umani.
Dobbiamo passare dalla globalizzazione all’universalità e alla reintroduzione dell’Umanesimo nelle relazioni giuridiche e umane.
Gli avvocati sono chiamati a sfide nuove e difficili, che vanno affrontate senza timori per costruire, tutti insieme, una comunità fondata sulla nostra identità collettiva e sui grandi valori comuni della professione più bella e difficile del mondo.
Non siamo soltanto un’utopia.
Michel BENICHOU Presidente della Federazione degli Ordini Forensi d’Europa
In allen Ländern Europas wird die Frage zur Modernisierung des Berufes gestellt, welche mit einer notwendigen Deregulierung und Benutzung neuer Technologien verbunden wäre.
Die Anwaltschaft ist selbstverständlich von der Notwendigkeit überzeugt, neue Technologien anzuwenden und sich in das von den europäischen Institutionen entwickelte E-Justiz-Programm zu integrieren. Wir sind schon immer daran gewöhnt gewesen, uns an derartige neue Kommunikationsmittel anzupassen, welche den Austausch zwischen Gerichten und Rechtsanwälten vereinfachen sollen.
Diese Mittel dürfen uns allerdings nicht ihre eigenen Vorschriften unter dem Vorwand technischer Notwendigkeiten aufzwingen.
Was die Deregulierung angeht, so sind deren Auswirkungen auf die Finanz- und Wirtschaftswelt allseits bekannt.
Wir benötigen eine echte Reglementierung. Eine Reglementierung, die es den Professionellen des Rechtswesens ermöglicht, ihren Beruf auszuüben und ihren Kunden Dienstleistungen zu erbringen.
Die im Rahmen eines absoluten und unreglementierten Wettbewerbs gewählten Modelle scheinen keinen Erfolg verzeichnet zu haben.
Und kann man sich mit den zahlreichen TV-Werbespots amerikanischer Rechtsanwälte zufrieden geben, die mit ihren immensen Verdiensten, ihren unzählbaren Qualitäten und ihren unschlagbaren Tarifen prahlen ?
Kann man das Vorgehen einiger Rechtsanwälte akzeptieren, die direkt vor Krankenhäusern ausharren, um dort ihre Visitenkarten zu verteilen ?
Diese Beispiele stehen nicht für den ehrenvollen, anerkannten und effizienten Beruf, so wie wir ihn uns vorstellen.
Unsere Modernität kommt vollends in unseren Kompetenzen und Wertvorstellungen zum Ausdruck. Unsere Kompetenz basiert auf unserer ursprünglichen Ausbildung als Juristen und auf unserer anschliessenden Erfahrung als Rechtsanwalt.
Sie muss meiner Ansicht nach während des ganzen Berufslebens von einer permanenten Weiterbildung begleitet werden. Diese von jedem Rechtsanwalt betriebene Weiterbildung muss obligatorisch und in schriftlichen Regeln festgehalten sein.
Der Verband Europäischer Rechtsanwaltskammern hat mit seiner Charta zur gegenseitigen Anerkennung von Fortbildungen einen bedeutenden Meilenstein auf diesem Weg gesetzt. Kompetenz und Mobilität der Rechtsanwälte in Europa müssen angestrebt werden.
Des weiteren ist die Aktualität unseres Berufs mit unseren Werten verbunden. In einer Welt, die so manches Mal jegliche Moral vergisst, ist die Berufsethik der Rechtsanwälte die beste Garantie für Kunden und Justiz. Diese Berufsethik muss sich nach den höchsten Standards richten. Es geht nicht darum, den kleinsten gemeinsamen Nenner unter uns zu wählen, sondern im Gegenteil darum, nach Exzellenz in der Ethik zu streben.
Es ist nicht der Zeitpunkt, die deontologischen Kriterien zu senken, egal, ob es sich um die Regeln zu Interessenkonflikten, zum Berufsgeheimnis oder zur Unabhängigkeit von Rechtsanwälten handelt. Wir müssen im Gegenteil über eine weltweite Berufsethik nachdenken, was mit der Bestätigung dieser Prinzipien verbunden ist. Hierdurch kann die Rolle und die Funktion des Rechtsanwaltes innerhalb des juristischen und gerichtlichen Verfahrens definiert werden.
In Europa muss ebenfalls ein echter deontologischer Kodex erschaffen werden, der direkt in den Ländern der Union anzuwenden ist. Er muss mit unseren wesentlichen Regeln und aber auch mit den Regeln kompatibel sein, die von Rechtsanwälten anderer Kontinente erstellt worden sind, um ein wirkliches Angehen der Globalisierung juristischer Dienstleistungen und unseres Berufs möglich zu machen.
Das Recht kann dazu beitragen, Werte zu schaffen oder zu hierarchisieren.
In einer Zeit wirtschaftlichen Wachstums konnte sich im Bereich der Wirtschaft und der Finanzen ein Globalisierungsrecht ohne jegliche Beschränkungen frei entwickeln, das sich lediglich auf das Wettbewerbs- und Verbraucherrecht gestützt hat.
Heute würde die Globalisierung des Rechts, d. h. die Erschaffung gemeinsamer, hierarchisierter Werte, eine Annäherung der nationalen Regeln im Bereich der Menschenrechte, der sozialen, kulturellen und selbstverständlich auch der wirtschaftlichen Grundrechte ermöglichen.
Wir befinden uns nicht länger innerhalb der Globalisierung, sondern wir müssen Universalität und Wiedereinführung des Humanismus in den zwischenmenschlichen und rechtlichen Beziehungen erreichen.
Die Rechtsanwälte werden mit neuen Herausforderungen konfrontiert. Sie müssen diese nicht unter einer Angstherrschaft annehmen, sondern indem sie zusammen eine Schicksalsgemeinschaft aufbauen, die auf unserer kollektiven Identität und unseren gemeinsamen Werten aufbaut.
Wir sind keine Utopien.
Michel BENICHOU Vorsitzender des VerbandsEuropäischer Rechtsanwaltskammern
En todos los países de Europa se plantea la cuestión de la modernización de la profesión. Ello debería pasar necesariamente por una desregulación y la utilización de las nuevas tecnologías.
Nuestra profesión está convencida de la necesidad de utilizar las nuevas tecnologías y de la importancia de formar parte del programa de e-justicia desarrollado por las instituciones europeas. Desde siempre, hemos tenido la costumbre de adaptarnos a las herramientas modernas de comunicación. Esto debe facilitar la comunicación entre los tribunales y los abogados.
Sin embargo, es preciso que estas herramientas no impongan sus leyes escudándose en imperativos técnicos.
En cuanto a la desregulación, ya hemos visto cuales han sido sus efectos en el mundo financiero y comercial.
Necesitamos una auténtica reglamentación. Esta reglamentación debe permitir a los profesionales del Derecho ejercer su oficio y proporcionar sus servicios a sus clientes.
Los modelos elegidos en virtud de la competencia absoluta y sin normas no parecen haber tenido mucho éxito. ¿Podemos estar satisfechos con la lluvia de publicidad televisada realizada por los abogados americanos proclamando sus méritos, su gran calidad y unas tarifas más bajas ?
¿Debemos aceptar el método de captación de clientes de algunos abogados que esperan a las puertas de los hospitales para distribuir sus tarjetas de presentación ?
Esa no es la profesión digna, reconocida y eficaz que deseamos.
Nuestra modernidad se encarna enteramente en nuestra competencia y nuestros valores. Nuestra competencia proviene de nuestra formación inicial como juristas y de nuestra experiencia como abogados.
A mi entender, ésta debe venir acompañada necesariamente de una formación permanente durante toda la vida profesional. Dicha formación, que emprende todo abogado, debe ser obligatoria y estar prevista en los textos.
La Federación de Colegios de Abogados de Europa, por medios de su Carta de Reconocimiento mutuo de formación continua, ha supuesto un jalón importante en este camino. Deben buscarse la competencia y la movilidad de los abogados en Europa.
Por otra parte, nuestra actualidad se debe a nuestros valores. En un mundo que olvida, a veces, toda moral, la deontología de los abogados es la mejor garantía para los clientes y para la Justicia. Esta deontología debe alinearse con los estándares más elevados. No se trata de elegir el mínimo común denominador entre nosotros, sino, bien al contrario, buscar la excelencia a través de la ética.
No es momento de rebajar los criterios de la deontología, ya se trate de las reglas del conflicto de intereses, del secreto profesional o de la independencia de los abogados. Al contrario, debemos reflexionar sobre una deontología mundial. Esto pasa por la afirmación de estos principios. Ésta permitirá de definir el papel y la función del abogado en el proceso jurídico y jurisdiccional.
En Europa, hace falta igualmente crear un auténtico código deontológico aplicable directamente en los países de la Unión. Dicho código deberá ser compatible con las reglas esenciales pero también con las reglas decretadas por los abogados de otros continentes para permitir una globalización de los servicios jurídicos y de nuestra profesión.
El Derecho puede contribuir a la creación o a la jerarquización de los valores.
Durante el tiempo de crecimiento, un derecho de la globalización con vocación económica y financiera se desarrolla sin problemas, apoyándose únicamente en el derecho de la competencia y en el consumo.
Hoy, la globalización del derecho, creadora de valores comunes, jerarquizados, permitiría el acercamiento de las reglas nacionales en torno a los derechos humanos fundamentales, sociales, culturales y por supuesto, económicos.
Aun no estamos en la globalización, pero debemos participar en la universalidad y la reintroducción del Humanismo en las relaciones humanas y jurídicas.
Los abogados se enfrentan a nuevos desafíos. Deben afrontarlos no dominados por el miedo, sino construyendo juntos una comunidad cuyo destino esté fundado sobre nuestra identidad colectiva y nuestros valores comunes.
Ya no somos utopía.
Michel BENICHOU Presidente de la Federación de Colegios de Abogados de Europa
Dans tous les pays d’Europe, il est question de la modernisation de la profession. Celle-ci passerait par une nécessaire dérèglementation et l’utilisation des nouvelles technologies.
La profession d’avocat est naturellement convaincue de la nécessité d’utiliser les nouvelles technologies et de s’intégrer dans le programme e-justice développé par les institutions européennes. Depuis toujours, nous avons eu l’habitude de nous adapter à ces outils modernes de communication. Ceux-ci doivent faciliter les échanges entre les juridictions et les avocats.
Il convient, néanmoins, que ces outils n’imposent pas leurs règles sous couvert d’impératifs techniques.
Quant à la dérèglementation, on a vu quels ont été ses effets sur le monde financier et commercial.
Nous avons besoin d’une véritable règlementation. Cette règlementation doit permettre aux professionnels du droit d’exercer leur métier et de fournir des services à leurs clients.
Les modèles choisis au titre de la concurrence absolue et sans normes ne semblent pas avoir réussi.
Peut-on être satisfait du déferlement de publicité télévisé des avocats américains vantant leurs mérites immenses, leurs qualités inquantifiables et leurs tarifs les plus bas ?
Peut-on accepter le démarchage effectué par certains avocats attendant au pied des hôpitaux pour distribuer leurs cartes ?
Ce n’est pas la profession digne, reconnue et efficace que nous souhaitons.
Notre modernité est toute entière incarnée dans notre compétence et nos valeurs. Notre compétence tient à notre formation initiale comme juriste puis notre expérience en tant qu’avocat.
Selon moi, elle doit nécessairement s’accompagner d’une formation permanente pendant toute la vie professionnelle. Cette formation, que tout avocat entreprend, doit être obligatoire et prévue dans les textes.
La Fédération des Barreaux d’Europe, par sa Charte de reconnaissance mutuelle des formations permanentes, a posé un jalon important sur cette route. Compétence et mobilité des avocats en Europe doivent être recherchées.
Par ailleurs, notre actualité tient à nos valeurs. Dans un monde qui oublie, parfois, toute morale, la déontologie des avocats est la meilleure garantie des clients et de la Justice. Cette déontologie doit s’aligner sur les standards les plus élevés. Il ne s’agit pas de choisir le plus petit dénominateur commun entre nous mais, au contraire, de rechercher l’excellence dans l’éthique.
Ce n’est pas le moment de baisser les critères de déontologie qu’il s’agisse des règles du conflit d’intérêt, du secret professionnel ou de l’indépendance de l’avocat. Au contraire, nous devons réfléchir à une déontologie mondiale. Cela passe par l’affirmation de ces principes. Elle permettra de définir le rôle et la fonction de l’avocat dans le processus juridique et juridictionnel.
En Europe, il faut également créer un véritable code de déontologie directement applicable dans les pays de l’Union. Ce code devra être compatible avec nos règles essentielles mais également avec les règles édictées par les avocats des autres continents pour permettre une véritable approche de la mondialisation des services juridiques et de notre profession.
Le Droit peut contribuer à créer ou à hiérarchiser les valeurs.
Pendant le temps de la croissance, un droit de la mondialisation à vocation économique et financière s’est développé sans contraintes, s’appuyant seulement sur le droit à la concurrence et à la consommation.
Aujourd’hui, la mondialisation du droit, créateur de valeurs communes, hiérarchisée, permettrait le rapprochement des règles nationales autour des droits fondamentaux humains, sociaux, culturels et naturellement économiques.
Nous ne sommes plus dans la mondialisation mais nous devons être dans l’universalité et la réintroduction de l’Humanisme dans les relations humaines et juridiques.
Les avocats se trouvent face à de nouveaux défis. Ils doivent les relever non sous l’empire de la peur mais en construisant ensemble une communauté de destin fondée sur notre identité collective et nos valeurs communes.
Nous ne sommes qu’utopies.
Michel BENICHOU Président de la Fédération des Barreaux d’Europe