Fédération des barreaux d’Europe

FBE-Interview : Martin SCHULZ, Presidente del Parlamento Europeo

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1. Quali sono le ragioni che l’hanno spinta ad assumere la carica di Presidente del Parlamento Europeo ?

Molto presto mi sono reso conto della necessità, della forza e della bellezza dell’ideale europeo sia per la mia esperienza familiare che per il luogo dove sono nato. Il mio interesse per l’Europa non è stato motivato dal semplice scopo di evitare una ripetizione della storia fratricida della prima metà del XX secolo. Sono rimasto affascinato anche dalla filosofia che ha plasmato l’ideale europeo nel corso dei secoli : da Dante a Kant, da Victor Hugo a Coudenhove-Kalergi.

Tuttavia volevo incanalare questo interesse per L’Europa in una dinamica. Ho pensato che fosse necessario colmare il vuoto tra la teoria e la pratica dell’integrazione europea e che il modo migliore per arrivarci fosse quello di impegnarmi nella politica europea : non c’è luogo migliore per la politica europea del Parlamento europeo, dove i problemi che riguardano tutti gli Europei sono attivamente e fortemente discussi.

La ragione della mia candidatura alla presidenza del Parlamento, è stata motivata in larga misura dalla celebre frase di Willy Brandt : Lasst uns mehr Demokratie wagen (dobbiamo osare più democrazia). Questo è valido non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo. Un rafforzamento della democrazia europea non può che tradursi in un Parlamento europeo forte. E’ al tempo stesso il mio obiettivo per i prossimi due anni e la ragione per la quale ho cercato di diventare Presidente.

2. Qual è, a suo avviso, il ruolo che riveste la sua istituzione nella società ?

Penso che il Parlamento abbia come obiettivo primordiale il consolidamento della nostra identità europea comune, che deve fondarsi su un insieme di valori e di pratiche ottenute tramite un dibattito aperto e democratico. Il Parlamento europeo riveste il ruolo cruciale di tradurre in politiche e legislazioni concrete dei concetti come la solidarietà, l’antitotalitarismo, i diritti dell’Uomo, l’uguaglianza uomo-donna, la libertà e la sicurezza. Questi dibattiti hanno dei risvolti molto pratici : basta guardare la ripartizione dei fondi nella politica di coesione, il programma di salvataggio della Grecia o il capovolgimento dei segnali inquietanti di cui siamo stati testimoni in Ungheria.

Inoltre, tengo a distinguere tre grandi ambiti che, secondo me, rappresenteranno le grandi battaglie future del Parlamento europeo : adeguare l’Europa alla globalizzazione, il rafforzamento del primato del diritto dentro e fuori l’Europa e l’affinamento dell’equilibrio tra libertà e sicurezza.

Riguardo al primo ambito, una UE forte e coerente rende la potenza globale dei suoi Stati membri più grande della somma della loro forza individuale, una potenza che ci permette di negoziare con paesi terzi sul commercio, sulla protezione dell’ambiente o sulle questioni di politica estera.. Questo mette in evidenza una delle ragioni d’essere fondamentali dell’Unione europea : adeguare l’Europa alla globalizzazione, ma anche adeguare la globalizzazione all’Europa. La globalizzazione non è una panacea. Essa ha dato delle opportunità, ma ha anche arrecato minacce a diverse nostre realizzazioni, dall’ambiente alla sicurezza. In questo senso, l’UE fornisce una mutualizzazione dei rischi che corriamo in un mondo globalizzato e, nello stesso tempo, tende ad attenuare alcuni suoi peggiori eccessi persuadendo il resto del mondo ad impegnarsi rispettando le regole condivise del gioco.

Un esempio potrebbe essere necessario a questo riguardo. Pensate ad una fabbrica che non rispetta nessuna norma ambientale, che può esportare verso i mercati esteri che sono aperti, ma che, nello stesso tempo, è isolata dalla concorrenza attraverso leggi protezioniste nel proprio paese. La stessa fabbrica è anche aiutata dalle autorità locali, dalla mancanza di protezione per i lavoratori, da aiuti statali e da una moneta che è mantenuta ad un livello artificialmente basso. La concorrenza con un’impresa che esterna i costi e occulta i benefici è difficile per le imprese rispettose della legge. Le nostre imprese non hanno paura della concorrenza, hanno paura a giusto titolo della concorrenza sleale. Il ruolo dell’UE e quello del PE è di aiutare a correggere questi squilibri favorendo un’integrazione mondiale inclusiva.

Questo mi porta a fare una considerazione sul secondo ambito, riguardante il primato del diritto. L’Unione europea è un’amministrazione leggera : si basa sugli Stati membri per applicare la maggior parte delle sue politiche e della sua legislazione. Si tratta di un progetto politico che si è sviluppato sull’idea intelligente di trarre vantaggio da una gestione comune delle risorse, a partire dal carbone e dall’acciaio. Tuttavia, ad oggi, il più forte legame che mantiene il funzionamento dell’UE è il primato del diritto, anche prima del sostegno politico. L’Unione europea è prima di tutto un’unione giuridica che si fonda al tempo stesso sull’attività di sorveglianza della Commissione europea, ma anche sul reciproco rafforzamento dell’interazione tra i cittadini dell’UE, sulle giurisdizioni nazionali e sulla Corte europea di giustizia, che agisce sulla base dei trattati e della legislazione secondaria.

Dovremmo fare del primato del diritto – della sua giusta applicazione, equa e vincolante – il nostro obiettivo, per quanto riguarda l’Unione, tanto a livello nazionale che internazionale. L’UE deve continuare a lottare contro la corruzione, la cattiva gestione, i ritardi ed i costi della giustizia, per fare in modo che l’UE diventi il miglior luogo nel mondo, e il più trasparente, per vivere e fare affari. Questo principio dovrebbe anche guidarci nella nostra azione esterna : lo sviluppo economico senza Stato di diritto è nello stesso tempo effimero e reversibile.

Il terzo ambito nel quale deve operare la mia istituzione è quello della ricerca di un equilibrio tra domande antagoniste e – in una certa misura – legittime. La più impellente di queste opposizioni è quella tra la libertà individuale e la sicurezza : siamo venuti a conoscenza di questo quando abbiamo votato sull’accordo SWIFT, quando abbiamo votato sulla protezione dei dati dei passeggeri, o, più recentemente, quando abbiamo esaminato aspetti riguardanti l’Accordo Commerciale Antifrode (ACTA). I problemi affrontati in queste sedi hanno natura fortemente tecnica, ma possono spesso ridursi ad un conflitto tra sicurezza e libertà.

3. Secondo lei, quale sarà la più grande sfida della sua istituzione negli anni a venire ?

Senza alcun dubbio la più grande sfida del Parlamento Europeo, negli anni a venire, sarà, sotto ogni aspetto, l’aumento del suo potere, tanto tra i cittadini che in seno alla stessa struttura istituzionale dell’Unione Europea.

Conosco bene tutti gli argomenti trattati nel dibattito sul deficit democratico dell’Unione. Trovo che la maggior parte di essi siano esagerati, perché l’UE non è né un Leviatano né un’amministrazione gigantesca : è sottoposta ad un efficace sistema di pesi e contrappesi, così come ad un controllo permanente da parte di protagonisti ben informati, con opinioni diverse sull’argomento, che sorvegliano con un occhio attento tutto il processo legislativo, dalla sua elaborazione fino al voto finale in Parlamento.

Tuttavia, siccome il Parlamento europeo discute sempre più di questioni cruciali, vitali per la sopravvivenza stessa dell’Unione europea e del suo avvenire a lungo termine, dobbiamo continuare a consolidare il nostro ruolo di pietra angolare della democrazia europea, e non soltanto in seno al sistema istituzionale dell’UE, ma anche e soprattutto agli occhi dei cittadini. In questa direzione, prevedo due principali evoluzioni.

La prima è il coinvolgimento diretto nei dibattiti del Consiglio Europeo, nei suoi lavori preparatori, così come nelle sue delibere. Questo non solo nell’interesse del PE, ma anche dei capi di Stato e del governo, che prendono spesso decisioni estremamente importanti, con poco controllo – o con un controllo tardivo – sul piano nazionale così come europeo.

Il secondo sviluppo è sicuramente un capovolgimento dell’astensionismo e dei sentimenti antieuropei che contraddistinguono in parte le elezioni europee. Credo che il miglior modo di invertire questa tendenza sia rendere le elezioni europee più politiche e meno nazionali, rinforzando il legame tra i partiti politici europei e l’elezione del Presidente della Commissione.